Il Labirinto di Volterra
La danza delle origini
Cartolina da Badia Isola
Ti rivedo lì, dopo 23 anni. A pochi passi da quello che fu il sepolcreto del Monastero dell’Isola.
I tuoi oggetti, la tua fede nuziale in ferro sono li ripuliti, in una teca di cristallo.
Scavavo, nella polvere, pochi poveri resti di monconi di muri.
Ti ho trovata adagiata nel tuo cassone in pietra, coll’anello al dito, le tue piccole cose sul petto, un brandello di tessuto ornato da anellini.
Ti ho guardata, preziosa, giovane donna che ho immaginato forse bella, forse povera, forse felice.
Eravamo io e la tua anima.
Tu silenziosa filavi nelle stanze superiori.
Poi il lago. Il tuo lago.
E sei rimasta li a galleggiare, finchè i tuoi abiti inzuppati non ti hanno tirato in fondo.
Il sepolcreto del monastero ti ha accolta intatta, ho baciato in silenzio le tue mani, i tuoi lunghi capelli bagnati.
Ho provato l’incredibile tenerezza di aver tentato di difendere i tuoi poveri resti, avvolti nella stagnola in una cassetta di plastica, i tuoi piccoli ornamenti in una scatola di polistirolo del supermercato, rimasta a lungo sulla balaustra di casa mia.
Talvolta la sera prima di lasciare lo scavo ho sentito forte la tua presenza, profilo di luce che appare e scompare sulla superfice del campo di grano che ora è diventato il lago.
Il tuo lago.
Ho intravisto la tua sagoma piccola lontana sul far della sera lungo il limitare del bosco, seguita da quella di un cane bianco.
Nella tua mano ho immaginato la piccola lucerna antica che ho visto in una scatola di scarpe, sulla terrazza che guarda la valle del fiume Giordano, nel lungo vagabondare in terra d’oriente.
Perché la mia vita è intrecciata all’anima di tutte le cose vere che ho incontrato.
Cara, non guardare ciò che dicono di te, adesso.
La tua vera storia è tutta qui sospesa in me, da quel giorno che ti ho riportata alla luce, nel cimitero perduto del Monastero dell’Isola.
Tu sei entrata nella mia vita per condurmi a quella Luce.
Sogni di Pietra 23 luglio 2023

Clarice Lispector ~ “O ovo e a galinha”
Riflettendo un poco, sono arrivata alla certezza leggermente inquietante che i nostri pensieri siano tanto soprannaturali quanto una storia accaduta …
Le Storie di San Francesco negli affreschi del ‘600 a Borgo a Mozzano. Benozzo Gozzoli, l’ “albero della conformità”, il “pranzo mistico” e altre suggestioni – MUSEO DI SAN MARCO Firenze
E’ trascorso quasi un anno da quando, incuriosito dalla presenza di un raro soggetto francescano in un dipinto del Museo di San Marco, cercai di offrirne una nuova lettura: il pranzo mistico di Santa Chiara e San Francesco. Lo stesso soggetto ricompare oggi, dopo il restauro, in una lunetta del chiostro del Convento di San…
— Leggi su museodisanmarco.blog/2016/07/29/storie-san-francesco-affreschi-borgo-mozzano-benozzo-gozzoli-albero-conformita-pranzo-mistico-altre-sugges/
Palazzo Viti, Palazzo Inghirami (Volterra) / Vaghe stelle dell’Orsa (aka Sandra, 1965, Luchino Visconti)
A cura di Eleonora Guzzo Architetto
“Vaghe stelle dell’Orsa… è stato forse il più laborioso dei miei film…”
avrebbe dichiarato LUCHINO VISCONTI dopo l’uscita di Vaghe Stelle dell’Orsa, Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1965.

La prima idea del progetto venne sviluppata durante un soggiorno a Castiglioncello. Qui Visconti, Suso Cecchi D’Amico ed Enrico Medioli iniziarono a buttar giù il canovaccio della sceneggiatura, una storia in cui a Claudia Cardinale sarebbe stato affidato un personaggio quasi antitetico rispetto a quello di Angelica, interpretato quattro anni prima ne Il Gattopardo.




Punto di riferimento del regista e degli sceneggiatori diventa la mitica figura di Elettra. La sceneggiatura finale racconta di una vicenda cupa e violenta, consumata negli odi di una famiglia in disgregazione, dove viene affrontato uno degli ultimi tabù della società, l’incesto.








Protagonisti della della pellicola, girata dal 26 agosto al 18 ottobre del 1964, oltre…
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https://www.blogdellamusica.eu/maddalena-casulana-compositrice-biografia/ https://youtu.be/iDAnLolekKI
Recensione https://www.academia.edu/49034687/ANANKE93_Ortolani
Cartolina da Volterra
Cara Silvana, Per scrivere di te, anche solo per un biglietto d’auguri, ci vorrebbero parole giuste.
Ci vorrebbe soprattutto la giusta misura delle parole.
Parole senza un suono ma adeguate alla carta, cosa che tu sai fare magistralmente, tenendo incollati i lettori fino all’ultima riga dei tuoi romanzi.
Parole con il suono e la forza della tua voce, della tua immagine. Parole dense di forza, di intelligenza e di ironia.
Quelle parole che sostengono, che fanno di te non solo una scrittrice, un medico, una donna.
Tu sei. Tu sei attraverso le tue parole, i tuoi occhi blu che bucano quello schermo che ti fa entrare nelle vite di chi ti ascolta.
Se non avessi salito le curve di Volterra gravide di fatica non ti avrei incontrato, tanti anni fa.
E salire a Volterra per vederti in una ventosa sera di settembre fu luce nella tetra città etrusca.
Tu eri lì, seduta ad un tavolo ingombro di libri. Dopo una grigia presentazione ti sei alzata e hai parlato per un’ora, in piedi, senza far cadere l’attenzione, illuminando la sala con la generosa luce dei tuoi occhi.
Erano altri tempi. Parlavi di Fiabe e poemi epici.
Molto dopo ti sono stata epigona nel dire, la mattina presto al freddo, ai miei studenti: “Buongiorno guerrieri, come state?”. Una frase diventata storica, nelle lezioni on line di questa buffa prof di Restauro.
Il mio vero percorso è cominciato lì, dal tuo esempio.
Cara Silvana mi affidano l’onore di presentare questa raccolta di auguri per te.
Posso solo esprimere, in una cartolina dalla città da cui è nato il mio affetto per te e la passione per il fantasy, il ricordo che porto stretto, con le tue parole: siate guerrieri, armati di coraggio e di rosario da combattimento.
E la forza che tu magistralmente sai far ritrovare nel profondo, per tornare l’essere di luce che tutti abbiamo dentro. Con le tue parole.
Alessandra
Volterra, 15 giugno 2022
