Cara Silvana, Per scrivere di te, anche solo per un biglietto d’auguri, ci vorrebbero parole giuste.
Ci vorrebbe soprattutto la giusta misura delle parole.
Parole senza un suono ma adeguate alla carta, cosa che tu sai fare magistralmente, tenendo incollati i lettori fino all’ultima riga dei tuoi romanzi.
Parole con il suono e la forza della tua voce, della tua immagine. Parole dense di forza, di intelligenza e di ironia.
Quelle parole che sostengono, che fanno di te non solo una scrittrice, un medico, una donna.
Tu sei. Tu sei attraverso le tue parole, i tuoi occhi blu che bucano quello schermo che ti fa entrare nelle vite di chi ti ascolta.
Se non avessi salito le curve di Volterra gravide di fatica non ti avrei incontrato, tanti anni fa.
E salire a Volterra per vederti in una ventosa sera di settembre fu luce nella tetra città etrusca.
Tu eri lì, seduta ad un tavolo ingombro di libri. Dopo una grigia presentazione ti sei alzata e hai parlato per un’ora, in piedi, senza far cadere l’attenzione, illuminando la sala con la generosa luce dei tuoi occhi.
Erano altri tempi. Parlavi di Fiabe e poemi epici.
Molto dopo ti sono stata epigona nel dire, la mattina presto al freddo, ai miei studenti: “Buongiorno guerrieri, come state?”. Una frase diventata storica, nelle lezioni on line di questa buffa prof di Restauro.
Il mio vero percorso è cominciato lì, dal tuo esempio.
Cara Silvana mi affidano l’onore di presentare questa raccolta di auguri per te.
Posso solo esprimere, in una cartolina dalla città da cui è nato il mio affetto per te e la passione per il fantasy, il ricordo che porto stretto, con le tue parole: siate guerrieri, armati di coraggio e di rosario da combattimento.
E la forza che tu magistralmente sai far ritrovare nel profondo, per tornare l’essere di luce che tutti abbiamo dentro. Con le tue parole.
Alessandra
Volterra, 15 giugno 2022
