Siamo rimasti soli qui in cima alla montagna, nell’aria satura di albe e di tramonti, sotto gli alberi paralizzati nella forma del vento.
Io, William, la tua tomba e il cane.
Qui, dove lo sguardo si inquieta alla ricerca del riflesso della città di là dalla valle, l’immagine di te è vicina come il vuoto.
E la vita, di cui qui tu sei ancora l’ago, ha cucito anime che non sapevano di aver avuto parte di questa promessa.

“Fumi?” chiede socchiudendo li occhi.
“si”.
“Si è calmato il vento”.
“si”.
“E se …”
“si?”
“Se l’amore impossibile fosse l’unico che vale la pena di essere vissuto?”.
Mi abbasso senza rispondere, a scuotere la cenere.

In una scatola di scarpe custodisco il mio e il tuo tesoro. Antico, perfetto, fatto di sogni e di verità. Così piccolo.
Tu hai sorriso e hai detto “così piccolo … così perfetto … non sembra vero”
Ho sentito forte il desiderio di inginocchiarmi davanti a te che indifferente guardavi il tuo lavoro per sentirti ancora dire, come se non fosse importante, che l’amore perfetto non può che non essere possibile.

Ma non qui. In questo posto l’amore sta dentro una scatola che sprigiona luce e tu lo sai, l’hai vista e l’hai amata.
Hai guardato lontano, hai ascoltato la mia tosse e semplicemente hai amato con quel solo sguardo, portandoti via tutto, il vento, la pioggia, ogni singola pietra.
E ora che tu sei lontano da qui tu semplicemente sei, in attesa che il sogno avvenga.
E di nuovo i tuoi occhi appaiono e scompaiono tra le foschie, come la promessa che qui dà sostanza a tutte le cose.

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